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Materiali e cura

Composizione:88% poliestere, 12% elastam

tessuto:maglia

istruzioni per la cura:non asciugare, lavare in lavatrice a 30

La risposta del cuore
MARIA CORBI

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L’adolescenza è un terreno fertile per gli errori. Può bastare un amico sbagliato a cambiarti il corso della vita


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Pubblicato il 29/07/2018
Ultima modifica il 31/07/2018 alle ore 14:13

Tutti siamo stati adolescenti ma tanti dimenticano quel periodo difficile in cui tutte le certezze vengono meno, ci si sente invincibili, si pensa che le tragedie succedano solo agli altri. Anch’io a 16 anni ero convinta di avere il mondo in mano, ma non è andata così. Ho rischiato di buttare via la vita. Tutto per qualche minuto di divertimento artificiale, effimero. Era il 1999 e con dei miei amici decidemmo di assumere l’ecstasy. Nella mia testa mi dissi «ma sì, cosa vuoi che succeda se prendo mezza pastiglia, lo fanno in tanti, lo faccio anche io».  

E invece nel giro di una settimana mi sono ritrovata gialla dalla testa ai piedi. La diagnosi: un’epatite tossica fulminante. Pensate che quella pastiglia era tagliata con veleno per topi e piombo, sostanze che avrebbero mandato in necrosi il fegato di chiunque. L’unico modo per salvarmi era quello di fare un trapianto. Un’operazione in extremis, che è durata 17 ore. Ho passato un mese e mezzo della mia vita in terapia intensiva. A sedici anni non sei pronta a subire un trapianto di fegato. Né sei pronta a rimanere isolata in una sala di rianimazione per mesi, ad avere una grossa cicatrice sulla pancia, a non poter camminare perché i muscoli ormai si sono atrofizzati, ad assumere tantissimi medicinali, alcuni dei quali a lungo andare potrebbero portarti alla morte. E non puoi essere pronta a perdere i capelli, ad arrivare a pesare 27 chili perché alimentata solo endovena, per poi ritrovarti dopo mesi gonfia come una palla. Quando ti rendi conto di essere l’artefice della tua disfatta, di essere diventata la nemica numero uno di te stessa, beh, credetemi, arrivare a perdonarsi diventa difficile.  

Pensate che un giorno sono arrivata anche a chiedere a mia madre di aiutarmi a farla finita perché non ce la facevo più. Ad oggi mi vergogno di aver fatto questa richiesta, ma all’epoca era l’unico modo che avevo per non vivere più quel dolore. Da quell’episodio in poi ho cercato di combattere come una guerriera. Ho avuto una seconda possibilità, e da allora ho imparato a vivere la mia seconda vita.  

Io oggi sono Giorgia, una nuova me, una ragazza di 35 anni che sa di essere una paziente e lo sarà per tutta la vita (noi trapiantati siamo obbligati ad assumere dei farmaci che sono i nostri immunosoppressori; se da una parte ci evitano il rigetto, dall’altra ci indeboliscono le difese immunitarie, per cui siamo soggetti a infezioni, a malattie, siamo più deboli); infatti, a distanza di tre anni dal trapianto, ho dovuto subire un intervento importante perché mi avevano scoperto un tumore alla cervice.  

Non è stato facile vivere tutto questo ma se sono qui oggi è soprattutto grazie alla mia famiglia. Se all’epoca avessi avuto un’informazione corretta io quella scelta non l’avrei mai fatta e la mia vita sarebbe stata diversa. Ecco perché da 11 anni giro le scuole per parlare di droga. Tutti sanno che la droga fa male, pochissimi che anche solo con una singola assunzione si può morire. E allora cerchiamo di avere il coraggio di scegliere il nostro bene. «Sfigato» è chi segue la massa, non chi ha il coraggio di dire no. Continuate a essere liberi di scegliere a mente lucida, restate indipendenti da chiunque e da qualsiasi cosa, vivete la vita, la vostra vita, non quella artefatta e alterata creata da una sostanza. Amatevi, perché voi siete la cosa più importante che ci sia. Sarete voi a dover fare i conti con voi stessi, con ciò che avete fatto e con ciò che siete stati e diventati. Abbiate cura di splendere e cercate di rendere la vostra vita unica e meravigliosa. Insomma, un capolavoro.  

Giorgia
 

 

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